Dall'esame dei flussi di capitale che riguardano gli investimenti diretti, si è dimostrato come esistano motivi diversi che incoraggiano gli investitori a optare per gli investimenti esteri. Il motivo principale è normalmente dato dalla tendenza a realizzare il più alto profitto con il minor rischio. L'alto profitto del capitale impiegato riguardo agli investimenti diretti è quindi una conseguenza di tutta una serie di convenienze realizzabili nel paese che riceve il capitale, le quali possono esprimere dei vantaggi, quali il costo minore della forza lavoro a parità di livello d'istruzione e la maggiore disponibilità di materie prime che fanno abbassare notevolmente i costi produttivi. Similmente, la vicinanza dei mercati, lo sviluppo delle infrastrutture, i costi di trasporto più bassi, la posizione del paese rispetto alle rotte internazionali del traffico e il collegamento del traffico all'interno del mercato nazionale, costituiscono pure ragioni che attraggono gli investimenti esteri. Qualora si tratti di investimenti che permettono un notevole ampliamento del mercato, allora lo stimolo all'investimento sarà maggiore nelle produzioni che traggono giovamento dagli effetti dell'economia della proporzione (i costi di produzione calano con l'incremento del suo volume: detto calo infatti si verifica con grossi volumi produttivi). Non di rado, il motivo per investire è dato dalla superiorità tecnologica e dai vantaggi di cui l'investitore dispone in termini di sapere e di capacità (in particolare quelle amministrative). Investendo la propria tecnologia, il proprio sapere e la capacità della propria forza lavoro, egli può raggiungere gli effetti dell'economia di volume nelle produzioni tecnologicamente esigenti, ovvero nelle attività del settore dei servizi (servizi finanziari, servizi di consulenza tecnica e d'affari, ecc.).
Numerosi economisti ritengono che gli investimenti stranieri diretti richiedano risorse naturali disponibili e una forza lavoro che sia nella condizione di essere rapidamente addestrata, in caso contrario vengono privilegiati nuovi mercati.
La stabilità politica del paese che riceve il capitale e la sua politica economica rispetto agli investimenti stranieri, si sono dimostrati fattori importanti riguardo alle decisioni sugli investimenti. Negli anni Novanta del XX secolo, prendendo in esame il gruppo dei Paesi di transizione europei, il maggiore afflusso d'investimenti stranieri è stato riversato sulla Polonia, sull'Ungheria e sulla Repubblica Ceca, che hanno ottenuto da parte delle istituzioni internazionali le migliori valutazioni, per quel che riguarda le caratteristiche economiche e politiche.
Attraverso le misure di politica economica si può notevolmente aumentare l'interesse verso un paese quale potenziale ricevente dell'investimento straniero; pertanto queste misure, secondo l'UNCTAD debbono essere indirizzate verso l'aumento del profitto o la diminuzione delle spese e del rischio dell'investimento straniero. Tra le misure d'incentivazione più importanti si possono annoverare:
" gli incentivi fiscali (diminuzione dell'imposta sugli utili, proroga a tempo determinato del pagamento dell'imposta sugli utili, evitamento della doppia imposizione fiscale per mezzo di una convenzione tra gli stati interessati, diminuzione degli obblighi d'imposta ovvero introduzione della detrazione d'imposta per l'investimento e il reinvestimento, esclusione dal pagamento delle tariffe doganali per l'importazione di macchinari e per le dotazioni di capitale, detrazione sull'imponibile legato all'occupazione della forza lavoro locale o all'utilizzo delle materie prime nazionali nelle produzioni che presentano una fase di lavorazione più avanzata...);
" gli incentivi finanziari (aiuto statale o sovvenzione di una parte delle spese d'investimento, garanzie statali e prestiti statali sovvenzionati);
" gli incentivi non finanziari che permettono un maggior profitto (sviluppo delle infrastrutture imprenditoriali, quali gli incubatori d'impresa e i parchi tecnologici, adeguamento del sistema formativo alle necessità dell'economia a livello regionale e locale, sostenimento di una politica di sviluppo degli insiemi - cluster - produttivi, che permette la concentrazione di alcune industrie in una determinata area, incentivazione di progetti di ricerca applicati che promuovono i processi tecnologici e aumentano il fondo delle cognizioni e delle capacità gestionali).
Ciò premesso, bisogna aggiungere anche l'influenza che negli affari internazionali e quindi anche negli investimenti stranieri diretti, hanno le diverse culture e le consuetudini commerciali. I processi mondiali di gestione degli affari sono caratterizzati da un lato dalla globalizzazione e dall'altro dalla multiculturalità e dalla diversità delle consuetudini d'affari. Per una proficua gestione di questi, è necessario conoscere bene l'economia, la cultura, le tradizioni, gli usi legati agli affari e il bon ton professionale del paese dove s'investe e si lavora. Il sistema economico non determina soltanto la cultura imprenditoriale, bensì la stessa influisce nella determinazione della vita economica. Esistono delle ricerche le quali dimostrano come per l'integrazione e il progresso delle imprese sia necessario conoscere la lingua e la cultura del paese e non poca importanza rivesta la comunicazione non verbale. Per questo motivo, non è raro che le piccole e medie imprese si formino investendo nell'economia dei paesi confinanti, proprio per il fatto che questi sono più conosciuti all'investitore. Ciò spiega in parte anche il motivo della dislocazione delle imprese italiane in Croazia. I flussi menzionati sono ancor meglio realizzabili se l'entrata nel nuovo mercato apre la possibilità di allargare gli affari ai paesi confinanti della regione. Così, la costituzione di imprese affiliate in Croazia significa gettare un ponte per un potenziale allargamento degli affari alla Bosnia-Erzegovina e alla Comunità degli Stati di Serbia e Montenegro.
Gli investimenti stranieri diretti apportano una serie di benefici al paese nel quale s'investe. I più importanti sono:
- lo stimolo all'attività economica del paese, in modo diretto, con l'apertura di nuove capacità economiche, e in via mediata, attraverso l'effetto degli investimenti sull'aumento del volume d'affari delle attività a cui questa è legata, in quanto viene arricchita da fattori produttivi e servizi professionali;
- l'aumento dell'occupazione tra la popolazione residente;
- il conseguimento di nuove tecnologie e nozioni tecniche e tecnologiche;
- l'acquisizione di nuove cognizioni organizzative e gestionali;
- la stimolazione della concorrenza della produzione interna;
- l'aumento del gettito fiscale;
- la possibilità di aumento della crescita del tenore di vita della popolazione.
Le ricerche sulla crescita economica e sullo sviluppo di alcuni paesi condotte nella seconda metà e verso la fine del XX secolo, hanno dimostrato che le fonti principali della crescita sono state rappresentate dagli investimenti nel patrimonio fisico e nel capitale umano. A differenza delle opinioni accolte in passato, secondo le quali il maggiore tasso di rientro degli investimenti si realizza nei paesi che hanno la forza lavoro più conveniente, l'analisi dei corsi internazionali di capitali ha dimostrato che le cose non stanno così. I paesi con una popolazione più istruita sono riusciti ad attirare in misura maggiore il capitale estero e hanno avuto pure maggiori possibilità di diminuire l'arretratezza tecnologica. Perciò gli investimenti stranieri diretti hanno una notevole importanza, dato che non rappresentano un puro trasferimento di capitale finanziario internazionale, essendo anche portatori di nuove tecnologie e nuove cognizioni organizzative e gestionali.
Per la Croazia, l'importanza degli investimenti stranieri diretti è notevole, proprio perché non possiede sufficienti accumulazioni proprie, come neanche nuove tecnologie soddisfacenti e nuovi prodotti. E' possibile diminuire l'arretratezza tecnologica e accelerare il cambiamento della struttura produttiva dell'economia nazionale accanto all'aumento degli investimenti stranieri diretti. Particolarmente rilevanti sono gli investimenti greenfield, ovvero la creazione di un patrimonio produttivo completamente nuovo e l'inserimento di nuovi programmi produttivi. Dal punto di vista dello sviluppo ciò è particolarmente importante, perché al giorno d'oggi i programmi produttivi diventano rapidamente obsoleti. Ci sono delle stime secondo cui circa il 30% dei prodotti sul mercato mondiale è il risultato del lavoro di sviluppo negli ultimi quattro anni e circa il 50% dei prodotti attuali sono destinati a sparire dal mercato nei prossimi cinque anni.
Tuttavia è bene sapere che gli investimenti stranieri diretti, con tutti i privilegi che comportano, possono celare gravi pericoli. Il pericolo economico più grande è dato dalla conquista del capitale straniero dei settori economici chiave, creando una dipendenza economica del paese, ovvero una sorta di neocolonialismo.
